Possibile e Reale: prove logiche dell'esistenza di Dio

Filosofia : Informazioni e Discussioni sulla Filosofia

Possibile e Reale: prove logiche dell'esistenza di Dio

Messaggiodi taulero il ven lug 04, 2008 7:38 pm

Ultimamenete mi sono "invaghito" della storia delle prove ontologiche dell'esistenza di Dio.
Il senso di quest'intervento é di darne un breve accenno e cercare di testrarre la Quaestio che tutte le prove in oggetto comportano in merito al passaggio dall'ordine di pensiero a quello di realtà.
Ovviamente si tratta solo di uno schema e di alcuni cenni di commento.
Il titolo del forum intende aprire il discorso anche all'ambito generale delle gnoseologie e di quanto effettivamente essa debbano concedere alle capacità conoscitive umane.

La prova ontologica vera e propria risale al sec XII e fu siglata da Anselmo d'Aosta (di Beck per i Francesi, di Canterbury per gliInglesi).
L'intenzione di anselmo era di pervenire ad una prova razionale incontrovertibile dell'esisetnza di Dio. Una prova, si direbbe oggi in termini informatici, "autocontenuta" e algoritmicamente "complessa". Tale proprietà egli ritenne averla ottenuta coll'espressione chiave secondo cui Dio é "id quo majus cogitari nequit" ("ciò di cui non si può pensare il maggiore", d'ora in poi "Quo Maius"). La logica della prova é per reductio ad absurdum, a partire da tre presupposti:
1) che Dio é "Quo Maius" é noto universalmente (anche l'insipiente*, che nega Dio, può comprendere la proposizione "Quo Majus"
2) l'idea compresa esiste nella mente (ente di pensiero)
3) l'esistenza reale é una perfezione maggiore della sola esistenza mentale o possibile (ente reale > ente di pensiero, ente possibile)

Parte I
1) l'insipeinete intende il' "Quo Majus"
2) ciò di cui si comprende il significato esiste nell'intelletto
3) anche l'insipiente deve ammetere che il concetto di Dio esiste nel suo intelletto

Parte II
1) ciò che esiste tanto nel pensiero quanto nella realtà é maggiore di ciò che esiste solo nel pensiero
2) se ciò di cui non si può pensare il maggiore non esistesse anche nella realtà si avrebbe una contraddizione: "Quo Majus" sarebbe e non sarebbe a un tenmpo il maggiore
3)poiché la contraddizione non é logicamente ammessa, ne viene che deve valere la proposizione secondo cui ciò di cui non si pouò pensare il maggiore esiste tanto nel pensiero quanto nella realtà.


*insipiente indica colui che nega l'esistenza di Dio

Apparentemente innocua l'argomento anselmiano ha dato filoso da torcere non solo a chi ha tentato di migliorarla, ma anche a chi ha tentato di smontarla.
Il nodo critico é sempre stato il passagggio dall'affermazione dell'esistenza di Dio come ente (ipotetico) di pensiero a quella di Dio come ente reale e (necessario).
La gnoseologia di Anselmo, il realismo forte secondo cui nella disputa sugli Universali egli si schiera con quelli a favore della loro esistenza, esclude la problematicità di questo passaggio della prova.

Tuttavia chiunque abbia tentato con altri punti di partenza una prova dell'esistenza di Dio, é incorso prima o poi nello scolio sempre più avvertito col mutare delle gnoseologie. Tra questi Cartesio che parte da Dio Ente perfettissimo, Leibniz che parte dalla pensabilità dell'Ente necessario, il cartesiano Malebranche, i Platonici di Cambridge, i razionalisti tedeschi del sec XVIII Wolff, Baumgarten, Mendelsshon, fino ad arrivare al secolo appena passato con la versione in logica modale sistematica di Goedel. Lo schema sempre più razionalistico della prova e dei principi logici d'inferenza, ed il mutato contesto epistemico fanno delle prove successive, prove più logiche che ontologiche. Ciò in misura dell'indebolimento del realismo d'origine.

Il problema dela passaggio dal piano di pensiero a quello di realtà permane a tuttoggi, e non solo in merito alla dimostrazione a-priori dell'esisetnza di Dio.

Molto dipende dalla demarcazione più o meno stretta ritenuta di volta in volta adeguata alle facoltà conoscitive dell'uomo :!:

Se con Kant si perviene al passaggio della ragione in tutte le sue forme attraverso il rasoio di Occam, e pertanto ad una critica scientifica delle facoltà conoscitive umane, rimane il fatto delle istanze che tale cristica non ha cancellato inerenti Dio, il mondo, l'uomo stesso, istanze che il sistema kantiano non sembra soddisfare appieno. E' oltremodo significativo che Goedel logico e matematico puro si sia cimentato con questa prova, e come benché mai dichiaratamente, fosse sensibile all'idea di un essere Trascendente.

L'argomento, anche grazie a quest'ultimo apporto ab extra da parte di una delle menti più acute della storia della logica, sta ad indicare la sua attualità, ed il suo valore euristico.

Grazie per la pazienza e spero la cosa vi possa interessare
ciao

taulero :)
taulero
 
Messaggi: 1
Iscritto il: ven lug 04, 2008 5:37 pm

Re: Possibile e Reale: prove logiche dell'esistenza di Dio

Messaggiodi FeltrinGP il ven nov 28, 2008 8:45 pm

Lo sviluppo delle Scienze ha introdotto nuove conoscenze che fino al secolo XIX non erano ancora disponibili. Pertanto il concetto di anima, Dio, méta-fisico, non materia, etc risponde a queste ragioni:
* ricerca di una più conscia compressione del nostro essere;
*insistente abitudine al ragionamento binario cioè vero/falso,reale/irreale,buono/cattivo, materiale/immateriale, fisico/non fisico( o métafisico) etc;
*insopprimibile costruzione della nostra mente (cervello) a trovare sempre l'antinomia di sistema binario si/no, 0/1, il reciproco, lo speculare e così via, a ciò indotti proprio dalla nostra fisicità di destro e sinistro, di replicazione in forma speculare di come la natura ci produce; quindi una insopprimibile tendenza anche del pensiero ad seguire quasi questa cadenza ritmica di funzionamento, di duplicità;
, *il nostro stesso cervello - e invero anche quello di molte razze di animali- è doppio cioè fatto di due emisferi ,che per funzionare si relazionano tra loro, si confrontano cioè si scambiano i segnali elettrici (stimoli, per i non addetti) , si coordinano per le esecuzione di atti motori, replicano le informazioni ricevute da uno solo degli emisferi (sensazione da un lato solo del corpo) all'altro gemello, archiviano cioé memorizzano i codici o i testi di informazioni elaborati, talora anche scegliendosi quale dei due emisferi finisce per essere la destinataria sede di archivio per una dato ricevuto. Tutto ciò sta prepotentemente venendo scoperto con le più recenti tecnologie che esaminano il cervello e le regole, pardon, le abitudini con le quali si può analizzare il suo funzionamento.
Nulla di nuovo pertanto se sia sempre stato cercato dall'uomo, razza raziocinante e non solo pensante, qualcosa di alternativo al nostro essere come il più vero, il più importante, l'indispensabile se vogliamo dare spiegazione al nostro esistere che è comunque fisico, anche se animato ed autoregolante. La ricerca di un 'altro da sé' , dell'anima, e anche di Dio come le cose più vere, alternative al nostro essere sono, nè più né meno, che una innata e insopprimibile modalità di funzionamento del nostro cervello cioè del nostro pensiero. e, senza che si debba inorridire, si deve reflettere sul fatto che anche un concetto, una idea, un 'verbum' , un 'vuv' -scusate non ho i caratteri greci- il nun della lingua greca classica, sono alla base generati da uno o più elettroni che passano da una cellula nervosa ad un'altra, cioè uno stimolo nervoso come carica elettrica che si trasferisce da una cellula ad un'altra , che viene ingrandita, moltiplicata dalla cellula ricevente e replicata ad un certo numero di altre cellule compagne in quello stesso sito deputato a identificabili funzioni. In altre parole un pensiero alla base è un elettrone, una particella fisica che si sposta, non ad opera di un ente superiore che muove il sole e tutte l'altre stelle, ma perchè essa stessa è in grado di spostarsi ,di muoversi. Apparentemente assurda o quantomeno stravagante questa semplificazione di funzione mentale, di pensiero, è lungi da essere completa o verificata e riprodotta , ma, ciò nondimeno, così costruita e realizzantesi.
L'abbaglio dell'uomo è la tendenza insopprimibile ( chiamamola volontà anzichè abitudine) a cercare il sovraumano, il grande , il vero, il 'dio' fuori di noi stessi, non accorgendosi che noi siamo il 'dio' , noi stessi siamo il 'métafisico', il pensiero, l'idea, la morale e così via , tutto insito nella nostre cellule nervose ed esplorabile con tecniche appena iniziate. Il grande , il métafisico, l'anima sono le nostre cellule nervose, la nostra materia, i nostri elettroni che si spostano e si moltiplicano, in una sintesi la materia di cui siamo fatti è il tutto perchè essa, quale materia vivente (biologica), è in gradio di replicarsi, di costruirsi fino alla sua maturazione di realizzare concetti cioè memorie in forma di stimoli che si archiviano e si replicano ed evolvono come in un supremo computer. La vera 'grandezza' della nostra materia così a lungo avversata , contrapposta ad un quid méta-fisico è la materia stessa che si pensa e che autogenera il concetto di un altro da sè, chiamato anche anima ... Dio. Piaccia o meno il Dio siamo noi stessi, anche con la nostra imperfezione che è soltanto l'errore, il disturbo, di un nostro funzionamento, del nostro programma, fino al punto che l'errore diventa anche suicidio od omicidio. La biologia ci dimostra sempre di più come esistano le malattie, i comportamenti autolesionisti, così chiamati 'autoimmuni', che si chiamano anche apoptosi, in pratica il virus destruente o alterante di un computer può svilupparsi anche dentro al nostro cervello, alla nostra materia senza che questa debba essere rigettata, contrapposta, declassata e contrapposta da parte di un'anima o di un'ente divino. Nella grandezza e nell'errore il Dio è la nostra stessa materia.
Già immagino cosa verrà in mente a moltissimi: questo è lucifero che si crede il/come Dio. Ma tantè , il fatto biologico rimane, e nel futuro sarà sempre più conosciuto, verificato, e chissà, forse mai, accettato. Ed ancora il filosofo moderno è il Fisico , perchè sa trovare o dimostrare cosa è vero e cosa è falso. Al Filosofo il ruolo di creare fiction, immaginazione, modelli o realtà fantastiche ove il nostro computer mentale si espanda e crei il nuovo, un nuovo programma, come dire superi sè stesso e come è stato generato. In altre parole il Dio che crea siamo noi stessi, perchè è la materia che crea l'anima,..il Dio, non il contrario.

PS Se qualcuno troverà il tempo di leggere quanto sopra lanciato, lo pregherei di citarmi o paragonarmi a chi nella storia del pensiero l'aveva già detto o teorizzato.


Ultimo bump di Anonymous il ven nov 28, 2008 8:45 pm.
FeltrinGP
 


Torna a Filosofia

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 0 ospiti

cron