Il senso di quest'intervento é di darne un breve accenno e cercare di testrarre la Quaestio che tutte le prove in oggetto comportano in merito al passaggio dall'ordine di pensiero a quello di realtà.
Ovviamente si tratta solo di uno schema e di alcuni cenni di commento.
Il titolo del forum intende aprire il discorso anche all'ambito generale delle gnoseologie e di quanto effettivamente essa debbano concedere alle capacità conoscitive umane.
La prova ontologica vera e propria risale al sec XII e fu siglata da Anselmo d'Aosta (di Beck per i Francesi, di Canterbury per gliInglesi).
L'intenzione di anselmo era di pervenire ad una prova razionale incontrovertibile dell'esisetnza di Dio. Una prova, si direbbe oggi in termini informatici, "autocontenuta" e algoritmicamente "complessa". Tale proprietà egli ritenne averla ottenuta coll'espressione chiave secondo cui Dio é "id quo majus cogitari nequit" ("ciò di cui non si può pensare il maggiore", d'ora in poi "Quo Maius"). La logica della prova é per reductio ad absurdum, a partire da tre presupposti:
1) che Dio é "Quo Maius" é noto universalmente (anche l'insipiente*, che nega Dio, può comprendere la proposizione "Quo Majus"
2) l'idea compresa esiste nella mente (ente di pensiero)
3) l'esistenza reale é una perfezione maggiore della sola esistenza mentale o possibile (ente reale > ente di pensiero, ente possibile)
Parte I
1) l'insipeinete intende il' "Quo Majus"
2) ciò di cui si comprende il significato esiste nell'intelletto
3) anche l'insipiente deve ammetere che il concetto di Dio esiste nel suo intelletto
Parte II
1) ciò che esiste tanto nel pensiero quanto nella realtà é maggiore di ciò che esiste solo nel pensiero
2) se ciò di cui non si può pensare il maggiore non esistesse anche nella realtà si avrebbe una contraddizione: "Quo Majus" sarebbe e non sarebbe a un tenmpo il maggiore
3)poiché la contraddizione non é logicamente ammessa, ne viene che deve valere la proposizione secondo cui ciò di cui non si pouò pensare il maggiore esiste tanto nel pensiero quanto nella realtà.
*insipiente indica colui che nega l'esistenza di Dio
Apparentemente innocua l'argomento anselmiano ha dato filoso da torcere non solo a chi ha tentato di migliorarla, ma anche a chi ha tentato di smontarla.
Il nodo critico é sempre stato il passagggio dall'affermazione dell'esistenza di Dio come ente (ipotetico) di pensiero a quella di Dio come ente reale e (necessario).
La gnoseologia di Anselmo, il realismo forte secondo cui nella disputa sugli Universali egli si schiera con quelli a favore della loro esistenza, esclude la problematicità di questo passaggio della prova.
Tuttavia chiunque abbia tentato con altri punti di partenza una prova dell'esistenza di Dio, é incorso prima o poi nello scolio sempre più avvertito col mutare delle gnoseologie. Tra questi Cartesio che parte da Dio Ente perfettissimo, Leibniz che parte dalla pensabilità dell'Ente necessario, il cartesiano Malebranche, i Platonici di Cambridge, i razionalisti tedeschi del sec XVIII Wolff, Baumgarten, Mendelsshon, fino ad arrivare al secolo appena passato con la versione in logica modale sistematica di Goedel. Lo schema sempre più razionalistico della prova e dei principi logici d'inferenza, ed il mutato contesto epistemico fanno delle prove successive, prove più logiche che ontologiche. Ciò in misura dell'indebolimento del realismo d'origine.
Il problema dela passaggio dal piano di pensiero a quello di realtà permane a tuttoggi, e non solo in merito alla dimostrazione a-priori dell'esisetnza di Dio.
Molto dipende dalla demarcazione più o meno stretta ritenuta di volta in volta adeguata alle facoltà conoscitive dell'uomo
Se con Kant si perviene al passaggio della ragione in tutte le sue forme attraverso il rasoio di Occam, e pertanto ad una critica scientifica delle facoltà conoscitive umane, rimane il fatto delle istanze che tale cristica non ha cancellato inerenti Dio, il mondo, l'uomo stesso, istanze che il sistema kantiano non sembra soddisfare appieno. E' oltremodo significativo che Goedel logico e matematico puro si sia cimentato con questa prova, e come benché mai dichiaratamente, fosse sensibile all'idea di un essere Trascendente.
L'argomento, anche grazie a quest'ultimo apporto ab extra da parte di una delle menti più acute della storia della logica, sta ad indicare la sua attualità, ed il suo valore euristico.
Grazie per la pazienza e spero la cosa vi possa interessare
ciao
taulero

